Ghost Landscape – Capanni e Colombaie

installation, 2025 / 2026, digital uv print on wood, cardboard and timber, 150 x 100 x 90 cm each

photo Lorenzo Pasini, courtesy of the artist

thanks to photo archives: Istituzione Biblioteca Classense, Ravenna, Fondo fotografico Franco Torre, Neg. n. 251-8 and Gruppo Culturale Civiltà Salinara Cervia


“GHOST LANDSCAPE” è il titolo di uno dei macro-progetti di Giorgia Severi attraverso cui l’artista, dal 2016 a oggi, attraversa e legge gli elementi del paesaggio per raccontare trasformazione e adattamento, identità culturale e globalizzazione, storie di luoghi e persone.  Il concetto di “paesaggio fantasma” assume una doppia accezione, riferendosi sia ai paesaggi naturali che vengono colonizzati da specie alloctone e danno vita a un ambiente che si adatta a nuove dinamiche, sia ai paesaggi antropici, politici e culturali che riflettono l’opera dell’essere umano sulla natura. Attraverso uno sguardo antropologico, gli elementi naturali e artificiali del paesaggio, caricati nel tempo di memoria e significato, diventano testimoni e protettori del patrimonio materiale e immateriale di specifici territori. Il paesaggio diventa scrigno di simboli e segreti che ne raccontano la storia geologica e la tradizione culturale.  In questa inedita declinazione del progetto, l’artista si fa narratrice-interprete dell’eredità culturale che rimane, intrecciando presente e passato nell’urgenza manifesta di voler approfondire i caratteri identitari della terra in cui è nata. GHOST LANDSCAPE – CAPANNI E COLOMBAIE presenta un nucleo di fotografie storiche del ‘900 scattate nel territorio di Cervia e della Romagna che, stampate su compensato di pioppo, restituiscono immagini di capanni, pinete e saline quali punti di riferimento del paesaggio locale. Motivi geometrici detti “gelosie” o “mandolati”, tipici delle architetture rurali romagnole quali fienili e colombaie, sono realizzati per incisione a laser su compensato di pioppo e sovrapposti alle stampe. La scelta del pioppo, in latino Populus Alba e in dialetto romagnolo Albaraz, è dovuta all’importanza di questo albero, un tempo piantato da molte famiglie nel proprio podere poiché estremamente robusto e dalla rapida crescita, dunque essenziale per fabbricare utensili e ricavare la legna per l’inverno. Nell’installazione di Severi la fruizione dell’immagine di fondo risulta interrotta o parzialmente ostacolata dalle gelosie, come se chi guarda si trovasse all’interno di un vecchio fienile. L’interferenza o disturbo che si prova nella percezione dell’opera vuole avvicinarsi a quello che l’essere umano ha inflitto e infligge al paesaggio. La pratica di Severi combina i dati storico-scientifici con le testimonianze delle persone che hanno abitato e abitano i luoghi, archiviando, mappando e contribuendo a mantenere in vita l’identità di un paesaggio che, costituita non solo dalla sua geologia ma anche dal suo folklore, sta lentamente diventando fantasma. Negli ultimi anni Severi, grazie al lavoro in studio e alla sua azienda agricola, dedica più tempo alla permanenza sul territorio romagnolo, da qui nasce l’esigenza di approfondire i legami materiali e immateriali e il desiderio di registrare i mutamenti del paesaggio naturalistico, urbanistico e rurale – il cervese è stato logorato dal turismo di massa e dall’edificazione che dagli anni ‘60 ha raso al suolo intere porzioni di pineta e campagna. Severi individua ed elabora dunque all’interno di archivi storici, fotografie di luoghi e architetture scomparsi e sopravvissuti all’urbanizzazione, operando per gli uni e per gli altri un’archiviazione multiforme che ricorda le cicatrici del territorio. 

                                                                                                                                                                                                                              testo di Eleonora Savorelli